Nell'odierna società social-civile, la comunicazione occupa uno spazio fondamentale e l'orientamento professionale è uno dei cardini per la ricerca di un'occupazione che possa farci assumere lo status di cittadino globale. Questo blog vuole offrire degli spunti di riflessione affinchè chi vuole, può affrontare in maniera consapevole e preparata il cammino verso la propria realizzazione professionale e civile.
giovedì 19 maggio 2016
giovedì 5 maggio 2016
Farsi dire di si... più semplice farlo che dirlo...
Che si tratti di sedurre una donna, di convincere il tuo Prof. che ti meriti un 30 e lode per il tuo esame universitario o di riuscire a concludere una vendita con un cliente ostico, la persuasione è uno strumento fondamentale, che dovresti tenere sempre a portata di mano nella tua cassetta degli attrezzi.
Voglio subito sgomberare il campo dai dubbi: non mi interessano e disprezzo le tecniche spicciole utilizzate spesso da aziende e pubblicitari per venderci prodotti o servizi di scarso valore; questa non è persuasione, è truffa bella e buona. Nella mia prospettiva la persuasione è la capacità di convincere i nostri interlocutori del reale valore delle nostre idee, delle nostre posizioni e del nostro lavoro. Insomma, persuadere non è convincere chi ti sta di fronte di ciò che è falso, ma piuttosto rendergli chiaro ed evidente ciò che è vero:
- Puoi aver studiato mesi per il tuo esame ed aver memorizzato ogni pagina del libro, ma allo stesso tempo, non riuscire a convincere il professore sulla tua reale preparazione.
- Puoi avere in mente l’idea più brillante di questo pianeta per il tuo lavoro, eppure non riuscire a presentarla nel modo corretto ai tuoi colleghi o ai tuoi capi.
- Puoi disporre di un prodotto o servizio in grado di rivoluzionare realmente la vita dei tuoi clienti, e allo stesso tempo non riuscire a venderlo perché non sei capace di trasmetterne il reale valore.
Ecco, in tutti questi casi, apprendere delle tecniche di persuasione efficaci, può essere utile per raggiungere i risultati che ti meriti. In questo articolo ti parlerò di 4 tecniche che per me si sono dimostrate particolarmente utili, nello studio, nel lavoro e non solo…
Tecnica 1: Perché no?
Abbiamo gia parlato in passato del potere delle domande. Una domanda può renderti ricco, una domanda può ridarti la motivazione perduta, una domanda… può aiutarti a trasformare un “No” in un “Si”.
Uno studio condotto dal prof. Stiff ed i suoi colleghi, e riportato nel libro Persuasive Communication
, ha dimostrato che porre la semplice domanda “Perché no?”, ha un’alta percentuale di successo nel trasformare un secco rifiuto in un più accomodante “Si”.
L’obiettivo della tecnica “Perché no?” è infatti quello di trasformare una risposta definitiva(“No”) in un semplice ostacolo da superare. Porre la domanda “Perché no?” costringe l’interlocutore a dover fornire delle obiezioni, più o meno logiche, che possiamo gestire molto più semplicemente del rifiuto diretto.
Inoltre, più le obiezioni sono deboli, più si viene a creare una dissonanza cognitiva nella mente del nostro interlocutore, che alla ricerca disperata di coerenza finirà con il venirci incontro. Insomma: se non c’è nessuna valida motivazione per non fare qualcosa, perché non farla?!
Tecnica 2: La porta in faccia!
Direttamente dall’esperienza dei venditori porta a porta, nasce la tecnica della porta… in faccia! Quando vogliamo ottenere un determinato risultato dal nostro interlocutore, dovremmo fare una richiesta che noi stessi riteniamo troppo elevata e poco ragionevole: a tale richiesta seguirà senza dubbio una metaforica porta in faccia, ovvero un rifiuto; a questo punto dovremmo far seguire immediatamente la reale richiesta che avevamo in mente: confrontata con la prima infatti, la nuova richiesta apparirà più modesta e ragionevole.
Tale tecnica basa la sua efficacia sulla naturale tendenza della nostra mente a fare comparazioni. Se forniamo il giusto termine di paragone, nessuna richiesta apparirà eccessiva ;-).
Non te la senti di chiedere un aumento di stipendio sproporzionato al tuo capo?! Allora utilizza la tecnica della “porta in faccia” su te stesso quando definisci un obiettivo:
“Mira alle stelle, male che vada colpirai la luna.”
Tecnica 3: Un piede nella porta
La terza tecnica di persuasione di cui parliamo e che prende ispirazione sempre dai nostri “simpatici” venditori porta a porta, è la tecnica del “piede nella porta”. A differenza della tecnica della “porta in faccia”, l’obiettivo di questa terza tecnica è quello di fare una richiesta talmente banale ed ovvia da riuscire a strappare un primo, ma importantissimo “Si” al nostro interlocutore.
Sono certo che avrai visto applicare questa tecnica decine di volte: ti è mai capitato di incontrare per strada quei ragazzi che ti chiedono se hai mai letto un libro?! Oppure di rispondere all’ennesima chiamata di un’operatrice di call center che ti chiede se utilizzi il telefono?! L’obiettivo di queste domande idiote è proprio quello di strapparci un “Si”: è infatti dimostrato che le persone che accettano una prima piccola richiesta, tendono ad accettare anche richieste successive più impegnative.
Nella mia esperienza ho visto questa tecnica spesso mal usata ed abusata: ma volete mettere il divertimento di neutralizzare questi poppanti con le loro stesse armi?! La prossima volta che vi chiedono se avete mai letto un libro, domandategli se hanno mai visto un film! ;-)
Tecnica 4: Dammi una dannata motivazione!
A volte per convincere qualcuno tutto quello che gli dobbiamo fornire è una motivazione. Per quanto la nostra motivazione possa sembrare debole o banale, fornirla aumenta di gran lunga le nostre chances di successo.
Un esempio? In uno studio del 1978 di Langer, le matricole arruolate dal Professore dovevano porre una semplice domanda ai propri colleghi (inconsapevoli) in copisteria; ecco la domanda usata: “Avrei bisogno di usare la fotocopiatrice prima di te, perché devo fare delle fotocopie“. Per quanto la motivazione addotta fosse debole, sorprendentemente gli studenti che utilizzarono questa domanda ottennero un “Si” nel 90% dei casi (nell’altro 10% dei casi avevano incontrato Chuck Norris).
sabato 30 aprile 2016
Comunicazione persuasiva sul lavoro
Dire la tua su un progetto. Esporre le tue idee e le tue ragioni creando obiettivi condivisi e strategie comuni. È più facile se conosci come funziona la comunicazione persuasiva. Qui il contributo di Jay Conger, esperto di comportamento organizzativo
Gli studi sulla comunicazione persuasiva di Jay Conger
Jay Conger, docente di comportamento organizzativo alla University of Southern California, ha dedicato oltre dodici anni allo studio della comunicazione persuasiva. La sua indagine si è concentrata suicomportamenti e gli stili comunicativi di grandi uomini d’affari che si sono distinti per la loro capacità di rinnovare e fare crescere in qualità e risultati i loro ambienti di lavoro: quegli uomini che, in gergo aziendale, sono detti change agent, o agente di cambiamento. Conger ha notato come lacomunicazione persuasiva consista in un processo di negoziazione e apprendimento continui. Per costruire il consenso e ottenere fiducia e spirito di collaborazione servono tempo, applicazione e consapevolezza.
I quattro capisaldi della comunicazione persuasiva
Secondo Jay Conger, la comunicazione persuasiva poggia su quattro pilastri:
1. La credibilità
Le persone ascoltano davvero solo chi ritengono affidabile e autorevole. La credibilità si guadagna “sul campo”, avendo dimostrato – nel tempo e con i fatti – che si è degni di fiducia perché si lavora nell’interesse comune, con capacità e costanza.
2. L’individuazione di obiettivi e benefici comuni
Quando fai una proposta, descrivi in maniera esplicita e dettagliata quali vantaggi comporterà per il gruppo. Le persone a cui ti rivolgi devono farsi un’idea precisa dei benefici tangibili che potranno ottenere. È necessario tenere sempre presente il bene comune, e al tempo stesso fare leva sulle priorità dei singoli. Indagare la sensibilità dei propri interlocutori – con colloqui informali e non, incontri preliminari e un ascolto continuo e attento – permette di conoscerne le esigenze e trovare il modo migliore per avvicinarsi a loro.
3. Un linguaggio chiaro e comprensibile
Parla sempre in modo chiaro, seguendo una sequenza logica ben delineata. Rifuggi da tecnicismi e termini arcani e supporta il tuo discorso con degli esempi facilmente recepibili dai tuoi interlocutori.
4. La sintonia emotiva
Finora abbiamo parlato di logica, argomentazioni razionali, chiarezza espositiva. Ma anche i sentimenti giocano un ruolo essenziale nella comunicazione persuasiva. Chi sa guadagnarsi l’ascolto e la fiducia degli altri sa che nel discorso è necessario mostrare un certo grado di coinvolgimento emotivo. Al tempo stesso, va prestata massima attenzione alle reazioni e agli stati d’animo dei suoi interlocutori, e in base a questi cercare di modulare il proprio discorso.
Comunicazione persuasiva: gli errori da non fare
Conger è arrivato alla conclusione che sono quattro gli elementi da evitare per non compromettere l’efficacia di un messaggio:
1. Assumere un atteggiamento di chiusura
Iniziare il discorso con una presa di posizione che suoni rigida e chiusa a eventuali obiezioni e alternative può suscitare negli interlocutori un sentimento di rivalsa. Quando le persone si sentono limitate, tendono a reagire contro quella che avvertono come un’interferenza o una minaccia della loro libertà di scelta (persuasione e teoria della reattanza psicologica).
2. Rifiutare il compromesso
Venire a patti con le istanze altrui è un elemento essenziale della comunicazione persuasiva. Solo così si può approdare a una soluzione condivisa, che preveda un reale ed effettivo coinvolgimento delle persone.
3. Pensare in grande
La comunicazione persuasiva si basa su argomenti immediati e concreti, a partire dai vantaggi pratici che potranno risultare dalla proposta in questione. Più che i concetti astratti conta il bene comune, e quindi la capacità di farlo capire agli interlocutori con chiarezza.
4. Essere impazienti
Persuadere è un processo che richiede tempo e sforzi costanti. Servono pazienza, capacità di ascolto, adattabilità e l’umiltà indispensabili per raccogliere gli stimoli e le esigenze altrui e, quando necessario, rivedere il proprio progetto originario integrandolo con le proposte degli altri componenti del gruppo di lavoro. È un lento e faticoso lavoro di elaborazione, ma è l’unico in grado di dare risultati durevoli.
mercoledì 27 aprile 2016
Parlare con i gesti..
Provate a parlare con qualcuno: le vostre mani si muoveranno incosapevolmente. Ora provate a fare lo stesso tenendo immobili braccia e gambe: vi renderete conto che sarà difficile restare fermi. E quando accadrà, il vostro eloquio sarà più lento e faticoso.
Gesticolare è naturale, quasi un azione involontaria. Questo perchè nel nostro cervello abbiamo un meccanismo che "accoppia" i gesti delle braccia e delle mani alle articlazioni della bocca e della gola. Ciò significa che le parole determinano i gesti che usiamo per chiarire il nostro pensiero, ma anche che a seconda di come gesticoliamo, cambia il modo in cui articoliamo le parole.
Per esempio muovere la mano mentre diciamo ciao altera lo spettro delle frequenze sonore emesse dalle nostre corde vocali.
I gesti ci aiutano nell'espressione del nostro pensiero: infatti se vogliamo esprimere il concetto di grande, aprendo le braccia di poco o di tanto, fornisce un informazione più specifica delle dimensioni delle oggetto di cui parliamo.
Il circuito che lega il cervello alle mani viene chiamato "sistema di controllo motorio bocca-mano" ed è innato: la sua funzione primitiva è infatti legata alla nutrizione. Il bambino imparando ad articolare in modo appropriato le strutture necessarie all'alimentazione, impara contemporaneamente ad usarle per sviluppare il linguaggio.
Per questo, anche i non vedenti, quando parlano tra loro geticolano in maniera evidente.
Il linguaggio gestuale enfatizza, conferma, smentisce o indebolisce quanto affermiamo verbalmente.
Nella comunicazione face to face la parole contano per circa il 7%, l'intonazione della voce per il 38% e la gestualità per il 55%.
Non a caso i gesti nascono con l'uomo: ecco perchè un bimbo già a pochi mesi usa segni non verbali. Primo fra tutti quello di puntamento, cioè l'indice proteso ad attirare l'attenzione della mamma su un oggetto che vuole prendere in mano.
Crescendo, questo movimento assume però un valore cognitivo: non indica più il solo oggetto, ma anche concetti temporali.
Ad esempio, il classico gesto che indica i soldi, ovvero il pollice e l'indice che si sfregano ripetutamente, deriva dalla pantomima dell'azione di contare le banconote.
A volte però , il legame con l'azione originaria si perde e in quel caso in gesto diventa un atto puramente convenzionale che varia da cultura a cultura. Così, è bene che lungo le strade della Nigeria non facciate l'autostop utilizzando il gesto del pollice all'insù. Nessuno vi offrirebbe un passaggio ed anzi rischiereste qualche parolaccia: quel gesto, là, corrisponde al nostro dito medio alzato.
giovedì 10 marzo 2016
I social consultati dalle aziende
Interessante infografica realizzata da SocialBakers che analizza come le grandi aziende divise per ambito di appartenenza utilizzano i 3 maggiori social.
Emerge che tutti i settori analizzati prediligono l’utilizzo di Facebook, tranne il settore dei Media in cui Twitter la fa da padrone.
Google+ sembra che trovi il maggior utilizzo nel settore auto.
Su Social Bakers è consultabile la ricerca, mentre di seguito l’infografica riassuntiva.
Emerge che tutti i settori analizzati prediligono l’utilizzo di Facebook, tranne il settore dei Media in cui Twitter la fa da padrone.
Google+ sembra che trovi il maggior utilizzo nel settore auto.
Su Social Bakers è consultabile la ricerca, mentre di seguito l’infografica riassuntiva.
mercoledì 3 febbraio 2016
Il lavoro... trovalo sul web
Il trend della ricerca di un lavoro via web è vivo più che mai! Le cause? Sarà il periodo di crisi, sarà la modalità di interazione che vede gli interlocutori come veri protagonisti ma il trend è nel suo pieno sviluppo quindi perché non cavalcare l’onda?
Primo fra tutti LinkedIn, il social network che promuove le relazioni fra i collegamenti del proprio settore e non. Una volta iscritti, infatti, è possibile caricare il proprio CV, mandare/rispondere ai messaggi, richiedere, accettare, interagire nella home con i colleghi (nuovi e non) e molto altro.
A seguire la rete propone diversi portali, da infojobs.it a jobrapido.it passando per i portali delle agenzie interinali.
L’evoluzione, vera e propria, del mondo web però non è da ritrovare nell’offerta di queste piattaforme, ma nella possibilità di implementare applications collegabili ai diversi social networks ovvero reti di persone che influenzano sempre più il nostro quotidiano.
Un esempio è dato da BeKnown, l’applicazione realizzata grazie a Monster.it e Facebook, permette agli iscritti del social network di organizzare i propri contatti classificandoli in “Amici, parenti…” e “contatti professionali”.
Oltre a questa importante applicazione (se pur arrivata per seconda), sempre all’interno di Facebook, è possibile iscriversi a Branch Out dove è possibile guadagnare punti invitando colleghi, amici oppure votando N contatti. Nonostante questo meccanismo, mira ad essere professionale e ad incrementare la propria quota rispetto al suo rivale linkediano.
Infine, da qualche giorno la rete propone un +1 ovvero Jobberone.
Cliccando il link, si entra nel magico mondo della prima piattaforma “made in Italy” realizzata grazie ad un gruppo di informatici bresciani. La piattaforma è nata con l’intento di eliminare il GAP fra domande ed offerta ponendo i protagonisti in diretto contatto fra loro senza intermediari: l’utilizzo è completamente free, le imprese possono presentarsi ed i lavoratori vi possono cercare un impiego, fra un annuncio e l’altro, anche di quelli “mordi e fuggi” (babysitter per una sera, cameriere nel week end ecc…).
Oltre ad essere un portale per annunci, Jobberone, è anche un social network in cui gli iscritti possono inviarsi messaggi, condividere le proprie esperienze e approfondire i temi grazie ai blog e gruppi tematici!
E allora che aspettate?
Primo fra tutti LinkedIn, il social network che promuove le relazioni fra i collegamenti del proprio settore e non. Una volta iscritti, infatti, è possibile caricare il proprio CV, mandare/rispondere ai messaggi, richiedere, accettare, interagire nella home con i colleghi (nuovi e non) e molto altro.
A seguire la rete propone diversi portali, da infojobs.it a jobrapido.it passando per i portali delle agenzie interinali.
L’evoluzione, vera e propria, del mondo web però non è da ritrovare nell’offerta di queste piattaforme, ma nella possibilità di implementare applications collegabili ai diversi social networks ovvero reti di persone che influenzano sempre più il nostro quotidiano.
Un esempio è dato da BeKnown, l’applicazione realizzata grazie a Monster.it e Facebook, permette agli iscritti del social network di organizzare i propri contatti classificandoli in “Amici, parenti…” e “contatti professionali”.
Oltre a questa importante applicazione (se pur arrivata per seconda), sempre all’interno di Facebook, è possibile iscriversi a Branch Out dove è possibile guadagnare punti invitando colleghi, amici oppure votando N contatti. Nonostante questo meccanismo, mira ad essere professionale e ad incrementare la propria quota rispetto al suo rivale linkediano.
Infine, da qualche giorno la rete propone un +1 ovvero Jobberone.
Cliccando il link, si entra nel magico mondo della prima piattaforma “made in Italy” realizzata grazie ad un gruppo di informatici bresciani. La piattaforma è nata con l’intento di eliminare il GAP fra domande ed offerta ponendo i protagonisti in diretto contatto fra loro senza intermediari: l’utilizzo è completamente free, le imprese possono presentarsi ed i lavoratori vi possono cercare un impiego, fra un annuncio e l’altro, anche di quelli “mordi e fuggi” (babysitter per una sera, cameriere nel week end ecc…).
Oltre ad essere un portale per annunci, Jobberone, è anche un social network in cui gli iscritti possono inviarsi messaggi, condividere le proprie esperienze e approfondire i temi grazie ai blog e gruppi tematici!
E allora che aspettate?
giovedì 7 gennaio 2016
Elgpn, La rete Europea per le politiche perl'orientamento
Nel 2008 nasce l'European Lifelong Guidance Policy Network (Elgpn)
con l’obiettivo di promuovere le politiche europee in materia di orientamento e rafforzare la
cooperazione europea nel campo dell’orientamento lungo tutto l'arco della vita.
In particolare, la rete ha l’obiettivo di implementare le priorità identificate
dalla Risoluzione Ue del 18 maggio 2004 “Rafforzamento delle politiche, dei
sistemi e delle prassi in materia di orientamento lungo tutto l'arco della vita
in Europa”. Il mandato della rete è stato rafforzato dalla Risoluzione Ue del
21 novembre 2008 “Integrare maggiormente l'orientamento permanente nelle
strategie di apprendimento permanente”: come evidenziato in quest'ultimo
provvedimento, gli obiettivi delle politiche comunitarie in materia di
orientamento consistono essenzialmente nel favorire l’acquisizione della
capacità di orientamento nell’arco della vita; facilitare l’accesso di tutti i
cittadini ai servizi di orientamento; incoraggiare i meccanismi di cooperazione
e di collaborazione dei diversi soggetti a livello nazionale, regionale e
locale; rafforzare la garanzia di qualità dei servizi di orientamento.
La rete Elgpn, sostenuta dalla Commissione europea nell’ambito del Lifelong Learning Programme, supporta gli Stati dell’Unione nel perseguimento di questi obiettivi.Durante la fase iniziale 2008-2010 l’attività della Rete si è concentrata sulla defi nizione delle proprie infrastrutture e sull’identifi cazione, attraverso le attività di peer learning, delle aree dell’orientamento rispetto alle quali il sostegno dell’Elgpn a livello nazionale potesse risultare maggiormente incisivo.
La rete Elgpn, sostenuta dalla Commissione europea nell’ambito del Lifelong Learning Programme, supporta gli Stati dell’Unione nel perseguimento di questi obiettivi.Durante la fase iniziale 2008-2010 l’attività della Rete si è concentrata sulla defi nizione delle proprie infrastrutture e sull’identifi cazione, attraverso le attività di peer learning, delle aree dell’orientamento rispetto alle quali il sostegno dell’Elgpn a livello nazionale potesse risultare maggiormente incisivo.
La seconda fase 2011-2012 vede l’approfondimento delle aree
tematiche individuate, ossia:
1) capacità di orientamento al lavoro (Career Management Skills), che ha l'obiettivo di
identifi care le competenze orientative e renderle leggibili nel contesto
europeo;
2) accesso ai servizi, che ha come fi nalità quella di valorizzare
il potenziale delle nuove tecnologie, integrando gli incontri in presenza con servizi
erogati tramite telefono o internet;
3) meccanismi di coordinamento e di collaborazione, che ha come
scopo quello sostenere lo sviluppo di politiche nazionali per l'orientamento
permanente attraverso la creazione di strutture ad hoc;
4) garanzia di qualità, con l’obiettivo di identifi care le
evidenze necessarie per garantire servizi di qualità.
Ad oggi, l'Elgpn è
composta da 31 Paesi: Austria, Cipro, Repubblica Ceca, Croazia, Danimarca,
Estonia,Germania, Grecia, Finlandia, Francia, Ungheria, Islanda, Irlanda,
Italia, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Malta, Norvegia, Olanda, Polonia,
Portogallo, Romania, Spagna, Svezia, Slovenia, Slovacchia, Turchia, Regno Unito
e paesi osservatori: Belgio e Bulgaria
La partecipazione alla rete è aperta a tutti i Paesi eleggibili
all'assistenza nell'ambito del Lifelong Learning Programme
2007-2013. Là dove sono presenti, i
comitati o forum nazionali di coordinamento sulle politiche di orientamento
rappresentano una solida base per la composizione delle delegazioni nazionali nell’ambito
delle attività della rete Elgpn. Dal 2007 il Ministero del lavoro e delle
politiche sociali partecipa alla rete con un proprio rappresentante e promuove
insieme al Centro Euroguidance Italy (coordinato dall’Isfol) la partecipazione
dell'Italia allo sviluppo delle politiche europee per l'orientamento. Il metodo
di lavoro dell’Elgpn è diversificato: riunioni plenarie, attività formative tra
pari nell'ambito di visite sul campo, gruppi di lavoro ad hoc (6/8 membri) ed
attività e lavori tecnici su commissione oppure finanziati da fonti specifiche.
Essendo una rete guidata dagli Stati membri, l’Elgpn rappresenta
anche una forma innovativa del metodo aperto di coordinamento all’interno
dell’Unione europea. Gli Stati sostengono che la partecipazione alla rete aumenta la consapevolezza dei decisori politici e degli
stakeholders rispetto alle problematiche in materia di orientamento lungo tutto
l’arco della vita e fornisce strumenti e analisi utili alla individuazione di
possibili risposte comuni. Il programma di lavoro, le attività dei gruppi (Work
packages e Task Groups) sono descritti in dettaglio sul sito della rete,
http://elgpn.eu.
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